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Martedì, 19 Maggio 2026 10:46

Il vero disagio scolastico: quando manca una regia pedagogica stabile In evidenza

Scritto da Assunta D Basilico

di Dott.ssa Assunta Di Basilico Educatrice – Pedagogista – Psicologa – Mediatrice Familiare e Scolastica – Musicoterapeuta Presidente Associazione Essere Oltre ETS

Perché la scuola ha bisogno della figura strutturale del pedagogista tra alunno, docente e famiglia - Per professionisti dell’educazione, scuole e comunità educanti

Dall’analisi maturata nel confronto con educatori, pedagogisti, docenti, famiglie e operatori del territorio, la Dott.ssa Assunta Di Basilico evidenzia una criticità sempre più urgente nel sistema scolastico contemporaneo: l’assenza di una figura pedagogica strutturale e stabile, capace di fare da ponte tra alunno, docente e famiglia.
Nel corso di incontri, dialoghi professionali e momenti di confronto dedicati alla scuola, sono emerse criticità ricorrenti che non possono più essere lette come episodi isolati: docenti lasciati spesso soli nella gestione di classi complesse, famiglie disorientate o in conflitto con l’istituzione scolastica, studenti demotivati, fragili, iperconnessi e talvolta privi di riferimenti educativi continui.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il comportamento dello studente, né può essere ridotta alla sola fatica del docente o alla sola responsabilità della famiglia. Il disagio scolastico contemporaneo segnala una frattura più ampia: la perdita progressiva di una rete educativa realmente sinergica tra scuola, alunno e famiglia.
«Il vero disagio scolastico non nasce solo nell’alunno: nasce spesso nella rottura della rete educativa che dovrebbe sostenerlo.»
Una scuola chiamata a rispondere a bisogni sempre più complessi
Negli ultimi anni il dibattito pubblico sulla scuola si è concentrato su fenomeni quali disagio giovanile, dispersione scolastica, demotivazione, bullismo, cyberbullismo, fragilità emotive, conflitti scuola-famiglia, difficoltà relazionali e crescente affaticamento del personale docente. Tuttavia, spesso questi fenomeni vengono affrontati come se fossero emergenze separate, da gestire soltanto quando diventano gravi o visibili.
La scuola, invece, è un sistema vivo. Ogni difficoltà che emerge in classe parla anche della qualità delle relazioni, del clima educativo, della comunicazione tra adulti, della continuità tra scuola e famiglia, della presenza o assenza di alleanze significative. Se si osserva solo il comportamento finale, si rischia di non vedere il processo che lo ha generato.
Oggi la scuola è chiamata a istruire, includere, orientare, educare, prevenire il disagio, contrastare la violenza, accompagnare fragilità emotive, promuovere competenze sociali e dialogare con famiglie sempre più complesse. A fronte di questa crescita dei bisogni, però, non sempre sono state introdotte figure strutturali capaci di sostenere il lavoro educativo quotidiano.
La frattura della rete: alunno, docente e famiglia non sempre comunicano
Il patto educativo tra scuola e famiglia si è indebolito. In molti contesti si osserva una distanza crescente tra le parti: la famiglia può sentirsi giudicata, la scuola può sentirsi delegittimata, il docente può percepire solitudine professionale, l’alunno può rimanere al centro di tensioni adulte senza trovare un reale spazio di ascolto e orientamento.
Dove dovrebbe esserci corresponsabilità, talvolta emergono delega, conflitto, difesa, incomprensione o sfiducia. Il docente segnala un problema, la famiglia lo percepisce come accusa; la famiglia chiede attenzione, la scuola lo vive come pressione; lo studente manifesta disagio, ma la risposta arriva tardi, frammentata o affidata solo alla sanzione.
In questa frattura relazionale si colloca la necessità del pedagogista scolastico strutturale: una figura capace di leggere il bisogno educativo, accompagnare il dialogo, sostenere i docenti, orientare le famiglie e ricomporre la rete attorno allo studente.

Chi è il pedagogista scolastico
Il pedagogista non è un supplente del docente, non è uno psicologo scolastico, non è un assistente sociale e non è un semplice esperto esterno da chiamare quando l’emergenza è già esplosa. Il pedagogista è lo specialista dei processi educativi, formativi, relazionali e progettuali.
La sua funzione è leggere il disagio non soltanto come sintomo individuale, ma come segnale di un sistema educativo che necessita di osservazione, coordinamento, progettazione e cura della relazione. Il pedagogista lavora sul contesto, sui bisogni educativi, sulla comunicazione tra adulti, sul clima classe, sulla corresponsabilità educativa e sulle strategie di prevenzione.
È una figura ponte: tra alunno e docente, tra scuola e famiglia, tra bisogni individuali e risorse del gruppo, tra istituzione scolastica e territorio. La sua presenza non sostituisce le altre professionalità, ma le integra, evitando che ogni difficoltà venga letta solo in chiave disciplinare, clinica o burocratica.

Che cosa fa realmente il pedagogista nella scuola
1. Analizza il bisogno educativo
Il pedagogista osserva la situazione educativa nella sua complessità. Non si limita a registrare il comportamento problematico, ma cerca di comprendere quali bisogni, contesti, dinamiche e relazioni lo attraversino. La sua analisi non è diagnosi clinica: è lettura pedagogica dei processi di crescita, apprendimento, relazione e appartenenza.
2. Sostiene i docenti nella gestione educativa della classe
Il docente è oggi esposto a una complessità crescente: classi eterogenee, fragilità emotive, conflitti, difficoltà comunicative con le famiglie, uso problematico del digitale e carichi organizzativi elevati. Il pedagogista può offrire supervisione pedagogica, strumenti di osservazione, strategie educative condivise, supporto nella gestione dei casi complessi e nella costruzione di un clima classe più cooperativo.
3. Ricostruisce il dialogo scuola-famiglia
Uno dei compiti più delicati del pedagogista è favorire una comunicazione educativa tra scuola e famiglia. Nei colloqui complessi, nelle situazioni conflittuali o nei casi in cui il rapporto si irrigidisce, il pedagogista può aiutare le parti a uscire dalla logica della colpa e a rientrare nella logica della corresponsabilità.
4. Lavora sulla prevenzione, non solo sull’emergenza
La presenza del pedagogista consente di intervenire prima che il disagio diventi esplosivo. Attraverso l’osservazione dei segnali precoci, la progettazione educativa, i percorsi di educazione emotiva e relazionale e il monitoraggio del clima scolastico, il pedagogista contribuisce a costruire un sistema preventivo stabile.
5. Coordina la rete educativa
La scuola non può lavorare da sola. Il pedagogista può favorire il raccordo tra docenti, famiglie, servizi territoriali, educatori, psicologi, associazioni, enti locali e altre risorse della comunità. Questo coordinamento evita dispersione, sovrapposizioni e interventi discontinui.
6. Promuove benessere pedagogico.

Il benessere scolastico non può essere ridotto al benessere individuale dello studente. Esiste un benessere pedagogico che riguarda la qualità dei contesti educativi: relazioni, ascolto, appartenenza, partecipazione, rispetto, responsabilità e fiducia. Il pedagogista opera precisamente su questa dimensione.

Perché non basta intervenire solo con progetti occasionali
Una delle criticità emerse negli ultimi anni è l’eccessiva frammentazione degli interventi. Molte scuole attivano progetti importanti, ma spesso limitati nel tempo, legati a finanziamenti episodici o affidati a presenze esterne non sempre integrate nella vita quotidiana dell’istituto.
Il disagio scolastico, però, non si risolve con interventi “a spot”. La prevenzione richiede continuità, osservazione, memoria educativa, presenza stabile e conoscenza del contesto. Un progetto può sensibilizzare; una figura strutturale può accompagnare, monitorare e trasformare.
Per questo il pedagogista non dovrebbe essere chiamato solo quando si verifica una crisi. Dovrebbe essere parte della governance educativa della scuola, presente nella progettazione, nella supervisione, nella formazione, nella mediazione e nella prevenzione.

Pedagogista e psicologo: figure diverse, complementari e necessarie
È importante chiarire che la richiesta di un pedagogista strutturale nella scuola non nasce in contrapposizione allo psicologo scolastico. Le due figure sono diverse e complementari. Lo psicologo opera sulla dimensione psicologica, emotiva e relazionale della persona, con strumenti e competenze proprie della psicologia. Il pedagogista lavora sui processi educativi, sui contesti di crescita, sui bisogni formativi, sulla progettazione educativa e sulla relazione scuola-famiglia.

Non ogni disagio scolastico è immediatamente disagio clinico. Molte situazioni richiedono prima di tutto una lettura pedagogica: che cosa non sta funzionando nel contesto? Quale comunicazione si è interrotta? Quale alleanza educativa manca? Quale bisogno non viene riconosciuto? Quale strategia educativa può essere costruita prima che la situazione degeneri?
La scuola del futuro non ha bisogno di mettere le professioni in competizione, ma di costruire équipe realmente integrate, dove ciascuna figura mantenga il proprio mandato e contribuisca alla tutela dello studente e della comunità educante.

Che cosa non ha funzionato negli ultimi anni
Negli ultimi anni si è parlato molto di benessere, inclusione, competenze trasversali, educazione emotiva e prevenzione del disagio. Tuttavia, spesso questi concetti sono rimasti affidati a progettualità temporanee, senza una reale struttura interna capace di renderli continui, verificabili e integrati nella vita scolastica.
La scuola è stata caricata di responsabilità sempre più ampie, ma non sempre è stata dotata di figure educative stabili. Si è chiesto ai docenti di fare tutto: insegnare, educare, mediare, osservare, prevenire, orientare, sostenere, contenere, dialogare con famiglie complesse e rispondere a fenomeni sociali sempre più rapidi. Questo ha prodotto sovraccarico, isolamento e talvolta sfiducia reciproca.
Qualcosa non ha funzionato perché si è confuso il progetto con la struttura, l’emergenza con la prevenzione, la sanzione con l’educazione, il disagio individuale con il problema sistemico. La mancanza di una regia pedagogica ha lasciato molte scuole senza un presidio competente di lettura, coordinamento e accompagnamento educativo.
Una proposta concreta: il pedagogista strutturale in ogni scuola o rete di scuole

La proposta che emerge da questa analisi è chiara: istituire la figura del pedagogista scolastico strutturale in ogni istituto o almeno in ogni rete territoriale di scuole, con funzioni definite, continuità operativa e piena integrazione nei processi educativi.

Il pedagogista dovrebbe essere coinvolto nella progettazione del PTOF, nella costruzione dei patti educativi di corresponsabilità, nella supervisione dei docenti, nei colloqui scuola-famiglia più complessi, nella prevenzione della dispersione scolastica, nei percorsi di educazione emotiva e relazionale, nell’osservazione dei bisogni educativi e nel raccordo con il territorio.
Non si tratta di aggiungere una figura decorativa o accessoria. Si tratta di colmare una mancanza strutturale. Se la scuola deve formare persone, non può fare a meno di una competenza pedagogica stabile, riconosciuta e inserita nei processi decisionali.

Funzioni operative del pedagogista strutturale
• Supervisione pedagogica ai docenti e ai gruppi di lavoro.
• Analisi dei bisogni educativi individuali, di classe e di istituto.
• Mediazione educativa tra scuola, famiglia e studente.
• Supporto alla gestione dei conflitti e delle situazioni ad alta complessità relazionale.
• Progettazione di percorsi di educazione emotiva, relazionale e prosociale.
• Prevenzione della dispersione scolastica, della demotivazione e dell’isolamento.
• Raccordo con servizi territoriali, associazioni, enti locali e professionisti.
• Accompagnamento delle famiglie in percorsi di corresponsabilità educativa.
• Monitoraggio del clima scolastico e delle dinamiche di gruppo.
• Promozione del benessere pedagogico e della qualità educativa dei contesti.

Riferimenti normativi e prospettive professionali
Il riconoscimento istituzionale delle professioni pedagogiche ed educative offre oggi un riferimento importante per ripensare la presenza di tali competenze nei contesti scolastici. La Legge 15 aprile 2024, n. 55 ha introdotto disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali, rafforzando il profilo del pedagogista e dell’educatore professionale socio-pedagogico.
Inoltre, la Legge 19 febbraio 2025, n. 22 ha introdotto lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche, dei CPIA e dei percorsi di istruzione e formazione professionale. Tale orientamento rende ancora più evidente la necessità di figure capaci di accompagnare competenze quali autonomia, responsabilità, relazione, cooperazione, gestione emotiva e pensiero critico dentro una cornice educativa strutturata.
Questi riferimenti non esauriscono il tema, ma indicano una direzione: la scuola non può limitarsi a dichiarare il valore delle competenze educative e relazionali; deve dotarsi di professionalità stabili in grado di renderle pratiche quotidiane, osservabili e integrate.

Il disagio scolastico non può essere affrontato solo quando diventa emergenza. Non può essere letto soltanto come problema dell’alunno, della famiglia o del docente. È il segnale di una rete educativa che ha perso coesione e che deve essere ricostruita attraverso competenza, corresponsabilità e continuità.
La scuola ha bisogno di adulti che parlino tra loro, di famiglie non lasciate sole, di docenti sostenuti, di studenti ascoltati e di contesti capaci di prevenire prima di riparare. Ha bisogno di una regia pedagogica capace di rimettere in dialogo ciò che si è frammentato.

«Il pedagogista strutturale nella scuola non è un lusso: è una necessità educativa, sociale e istituzionale.»
Una scuola senza pedagogia rischia di limitarsi a istruire senza realmente accompagnare. E una scuola che non accompagna perde la sua missione più alta: formare persone, costruire comunità, educare al futuro.
Legge 15 aprile 2024, n. 55 – Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali.
Legge 19 febbraio 2025, n. 22 – Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche, dei CPIA e dei percorsi di istruzione e formazione professionale.

 

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