A causa dell'elevata escursione termica legata al cambiamento climatico, ho preferito aspettare che questa situazione difficile diventasse tollerabile, per tornare a fare una escursione, meglio un anello, che dà più soddisfazione. La prima sensazione appena mi sono addentrato nel bosco, è che sono stato rapito dal profumo balsamico dei pini e dalla folta vegetazione di abeti e faggi. Anche l’erba secca e il terreno asciutto hanno sprigionato il loro profumo. Ho scelto un sentiero/anello con ombra ed acqua, per arrivare alla FONTE PASSO DI CARLANTONIO, (1310 m). Parcheggiata la vettura alla Piana delle Mele (930 m), località Bocca di Valle CH, Parco Nazionale della Maiella, (“Piànë dë lë Mélë, era una radura piana, dove senz'altro c’erano piante di Melo che poi, a seguito del rimboschimento con i pini, oggi è molto boscosa”), si prende il sentiero F1 con indicazione per il Campanaro (1472 m), che attraversa un bosco di faggi. Prima di arrivare al rifugio BAITA DEGLI ALPINI (1064 m), (è una struttura privata e chiusa, utilizzata principalmente dagli Alpini per i loro raduni, attività associative o eventi specifici), si vede sulla destra, una caratteristica roccia appuntita, che ricorda proprio la forma di un canino.
A causa di questa singolare formazione rocciosa, sia il masso che il sentiero circostante, vengono comunemente associati e chiamati con il nome di “Dente del Lupo”. In breve tempo, circa 5 minuti, si raggiunge la Valle delle Monache (1086 m), dove si trovano il rifugio del Fusto, un'area picnic e una fonte d'acqua sorgiva. (“vàllë dë lë mònëchë”, quasi certamente si riferisce alla proprietà di un convento, in qualche modo legata all'eremo di San Giovanni). Si inizia subito a salire, proseguendo sempre sulla stessa segnaletica in un bosco curato, arioso e, superata la località Faggio Grande, (così chiamata per la presenza di un faggio monumentale e secolare, che si distingueva per dimensioni e maestosità. Purtroppo non esiste più, essendo crollato o arrivato alla fine del suo ciclo vitale, diversi anni fa), si arriva a un terrazzo panoramico (1230 m). Qui c’è il bivio e la segnaletica indica di svoltare a destra sul sentiero F3, che si inoltra a mezza costa nel bosco della Gravetta, all'interno della Valle dell'Acquafredda, fino a raggiungere il Passo di Carlantonio (1328 m).
Il bosco termina in corrispondenza del fondo della valle, dove la vegetazione arborea non riesce a svilupparsi a causa delle frequenti slavine invernali. Si arriva in circa 40 minuti, alla Fonte Passo di Carlantonio (1310 m), alimentata dall’acqua sorgiva di Acquafredda, che nasce a 1.670 metri di quota e, dà il nome sia all'omonima sorgente, sia al suggestivo vallone che attraversa. Piccolo riposo e un panino, dissetandomi con l’acqua di questa fonte. Sono solo. Non c’è nessuno che mi fa compagnia. Il suono dell'acqua sorgiva che scorre nella vasca, in un'atmosfera di profonda quiete e freschezza, è una delle melodie più rilassanti della natura. Il panorama MARE MONTI, la giornata soleggiata, provocante, non afosa, hanno reso il mio corpo e la mente, appassionati a questo ambiente.
Intorno a me regna un silenzio profondo. L’atmosfera è fiabesca. Sulla via del ritorno si deve raggiungere nuovamente l'area del passo di Carlantonio (1328 m). Anche se la differenza di quota matematica sembra minima (~18 metri), il sentiero per risalire dalla profonda forra della valle fino al crinale aperto del Passo compie un lungo e tortuoso traverso orografico. Circa 30 - 45 minuti di marcia, a seconda delle condizioni del terreno e della fitta vegetazione della faggeta. Cammino immerso nel bosco, con il suono croccante del calpestio procurato dai miei passi, che spostano il fitto e soffice mantello delle foglie secche. Sono rimasto colpito dal colore delle foglie dei faggi.
Ci troviamo all’inizio del FOLIAGE … "fogliame", ma a differenza di altri alberi che passano subito a sfumature spente, il faggio trasforma la sua chioma in una vera e propria tavolozza di toni caldi, che vanno dal giallo oro, all'arancio vibrante, fino a un rosso rame profondo. Mi rilasso con il profumo della terra, dell’erba umida e i colori delle foglie, sono emozioni che bisogna vivere. Per chiudere il percorso ad anello, ho fatto una variante nel bosco. A sinistra della baita degli alpini, ho seguito la segnalazione 36 PANORAMICA, per tornare alla Piana delle Mele. Sono rimasto deluso notare che su questa variante, i pochi abeti bianchi sono tutti secchi, spogli e con i rami spezzati. Purtroppo questa specifica area forestale sta morendo, a causa di una combinazione di fattori ecologici e climatici precisi In conclusione, questo sentiero è un incanto che, passo dopo passo, “cura e rigenera l'anima." Lo consiglio a chiunque senta il bisogno di staccare la spina e ritrovare la propria armonia con la natura. Difficoltà: E (Escursionistico) Tempo di percorrenza: A/R 4,5 ore Lunghezza: Circa 11 km totali Dislivello +/- 460 m