Giovedì, 08 Ottobre 2026 16:03

I segreti del gigante “Big John” svelati dalla “d’Annunzio” In evidenza

Scritto da RED

Lo studio del fossile record, pubblicato su Nature, conquista la TV pubblica giapponese

Dalle colline del Dakota del Sud ai laboratori dell'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara, fino alla ribalta dei media internazionali e al Glazer Children's Museum di Tampa (Florida). È un'epopea straordinaria quella di “Big John”, il più grande esemplare di Triceratops horridus mai scoperto al mondo - lungo oltre 6 metri e con un teschio dalla circonferenza di 2,5 metri - rinvenuto nel 2014 negli Stati Uniti. Lo studio paleopatologico condotto sul fossile dal Professor Ruggero D’Anastasio, docente di Antropologia presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento della “d’Annunzio”, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports (gruppo Nature), è ora al centro di un imponente documentario globale prodotto dalla Nippon Hōsō Kyōkai (NHK), la principale emittente radiotelevisiva pubblica giapponese. Come ha spiegato il Docente, in una conferenza stampa che si è svolta nella sala "Cranioteca" del Museo universitario a Chieti, alla presenza del Prorettore vicario, prof. Carmine Catenacci, a notare la singolare perforazione a forma di “serratura” sul collare osseo destro (osso squamoso) di "Big John" furono gli esperti dei laboratori della società Zoic di Trieste, dove il gigante fossile giunse nel 2020 per il restauro e il montaggio dello scheletro.

Per svelare l'origine di quella lesione, il Professor D’Anastasio e la sua équipe, che comprende ricercatori dell’Università di Bologna, hanno prelevato un micro-campione di osso dal margine del foro, sottoponendolo ad analisi al microscopio elettronico e ad indagini microanalitiche chimiche a Chieti. Le analisi hanno dimostrato che il foro non era un'anomalia congenita né un segno di degradazione post-mortem, ma una ferita traumatica inflitta dal corno di un rivale sferrata da tergo (da dietro), con scivolamento del corno penetrato nella struttura ossea.

La scoperta riveste un'importanza fondamentale sotto due aspetti scientifici inediti: per la prima volta viene accertato scientificamente un aspetto comportamentale dei Triceratopi finora mai provato con certezza, ossia che questi animali si affrontavano in cruenti combattimenti intraspecifici per il dominio del territorio e per l'accoppiamento con le femmine; inoltre, non solo la dinamica della rigenerazione ossea appare identica a quella dei mammiferi, ma la stessa formazione istologica dell'osso del Triceratopo è del tutto simile a quella umana, una caratteristica straordinaria se si considera che ci troviamo di fronte a un rettile vissuto 66 milioni di anni fa. Il tessuto attorno al foro mostrava chiari segni di rigenerazione ossea e deposizione di sostanza preossea ancora in fase di mineralizzazione al momento della morte, a riprova che Big John sopravvisse al duello per almeno sei mesi. «Comprendere come si rigenerava l'osso in un organismo gigante del Cretaceo ci offre prospettive straordinarie sulla biologia generale», spiega il Prof. Ruggero D’Anastasio.

«L'aspetto eccezionale è che le fasi molecolari e cellulari di riparazione osservate in Big John – dalla deposizione di matrice proteica alla sua calcificazione – mostrano analogie impressionanti con i processi che avvengono oggi nei mammiferi e nell'uomo quando riparano una frattura. Applicare gli strumenti della medicina contemporanea ai fossili ci aiuta a capire l'origine e la natura stessa della nostra capacità di guarire». Sull'importanza e la portata globale dell'iniziativa è intervenuto il Prorettore Vicario dell'Università "G. d'Annunzio", Professor Carmine Catenacci, che ha evidenziato con orgoglio la collocazione della ricerca dell'Ateneo in uno scenario internazionale di primissimo piano: «Questa importante scoperta, riferita a un animale vissuto 66 milioni di anni fa, ci riporta a una storia affascinante e ancora tutta da scoprire: è proprio questo il valore profondo della conoscenza!

Il fatto che la TV pubblica giapponese NHK abbia scelto la nostra Università e il nostro Museo per questo grande progetto internazionale testimonia la qualità e la rilevanza scientifica del lavoro svolto dai nostri docenti e ricercatori nel panorama mondiale». Mentre il micro-campione osseo studiato dal Professor D'Anastasio è oggi conservato con il numero d'inventario 23751 ed esposto al Museo dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti, lo scheletro completo di Big John ha proseguito il suo viaggio globale: acquistato all'asta da un collezionista per diversi milioni di dollari, è stato generosamente donato in prestito ed è attualmente esposto al Glazer Children's Museum di Tampa, in Florida.