Giovedì, 27 Agosto 2026 16:15

La felicità è uno stile di vita. In evidenza

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Che cos'è la felicità? Come realizzarla.

Ecco alcune risposte di autori storici.

“Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie un'immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino". Così diceva James Hillman.
Felicità, sensazione passeggera, ebbrezza di vita, stato d'animo positivo, equilibrio. Cosa inseguire, cosa deve abbondare, su cosa concentrarsi per essere felici? Che cos'è la felicità? Si può essere felici se gli altri non lo sono? Tra i tanti concetti i greci parlavano dell'Eudemonia, collegato alla figura del daimon, la missione della nostra vita. Molti si sono chiesti: cosa ci faccio io qui? La felicità potrebbe essere la ricerca del nostro Daimon, “il consigliere dell'anima”?

Per Epicuro la felicità è “Liberazione da emozioni perturbatrici e dalle passioni”, oltre assenza del dolore fisico e psichico sommato alla conoscenza delle cose. Felicità è piacere, questo dicono gli Edonisti, inteso come mezzo egoistico e utilitaristico, scopo ultimo della vita. Platone dice: Se si vuol essere felici è necessaria la consapevolezza che l’uomo qui vive in un mondo non autentico, l’originale è nel mondo delle idee (Iperuranio). Seneca identifica la felicità nella ricerca della verità, pronti però ad accettare che nulla è stabile, tutto è proteso a modificarsi.
Leopardi opinava che "la natura ci ha concesso solo il desiderio della felicità." Ennio Flaiano afferma: “per essere felici bisogna desiderare quello che si ha. Ma - ahimè- è cosa ardua, dato che raggiunto un obiettivo, posseduto un oggetto, il nostro desiderio si sposta e si proietta verso altre mete”. Il consiglio di Einstein: se vuoi una vita felice devi dedicarla ad un obiettivo e non alle persone e alle cose. Il rischio è cadere nell’arrivismo di Lady Macbeth: “Vuoi che il non oso sia sempre al servizio del vorrei!”.

La felicità potrebbe realizzarsi anche nella decodificazione dell'anima. E Erich Fromm riprende il filone. Libertà, spontaneità di espressione, questa è la strada della gioia, della felicità e serenità. L’unica certezza con la quale si viene al mondo è la libertà e voglia di vivere. Crescendo barattiamo i pezzi della nostra libertà in cambio di illusioni. Questo ci rende infelici e a volte ci ammaliamo. Per questo motivo è così importante la felicità.
Interessante è la storia di un medico inglese, Edward Bach, che negli anni '20, scoprì molti vaccini e il potere dei famosi fiori omonimi, Bach vide una relazione tra felicità e guarigione. Sosteneva infatti che l’unico modo per essere felici è seguire la propria missione di vita e gli indizi che la nostra anima trasmette anche attraverso il corpo. Scrisse: “non vi è guarigione senza la pace dell’anima e la gioia interiore.” E aggiunse: “I desideri sono l'istinto dell'anima.”

Jung suggeriva un viaggio nell'ombra per portare alla luce i tesori lì nascosti. E non escludeva l'uso di metodi di divinazione come i Ching. Guardarsi dentro e accettarsi, è un’operazione alchemica interiore che porta alla felicità.
Per Aristotele la felicità è seguire il proprio Daimon, la missione. La felicità è il fine ultimo dell'uomo, si realizza con la piena realizzazione della propria natura razionale attraverso l'espressione del proprio potenziale (energeia).

PNL 

Le ricerche di tre americani, Richard Bandler, John La Valle e John Grinder sono approdate ad un metodo chiamato PNL, programmazione neurolinguistica che fornisce una mappa e una torcia per cercare i “famosi tesori” interiori e i mezzi per eliminare o modificare quelle convinzioni che limitano l’azione, deviano, addirittura impediscono di portarli alla luce. Non è raro incontrare un tizio che illustra il suo progetto di vita e termina con “magari potessi fare questo”. E alla domanda: “chi te lo impedisce?“ il tizio risponde ad esempio : -ma per fare i soldi devi prima averne -se non hai amicizie non vai da nessuna parte-sono troppo vecchio -sono troppo giovane -sono troppo stupido-se mi fossi laureato -se mi fossi messo a lavorare invece di studiare e perdere tempo-non puoi fare … -è impossibile .…
Ognuna di queste affermazioni è quello che nel gergo della Programmazione Neuro Linguistica rappresenta una “convinzione limitante”, e si pone come una vera e propria barriera che impedisce di raggiungere quello che si vuole veramente. La PNL parte dal presupposto che si devono abbattere queste convinzioni limitanti e operare nella propria realtà. E lì che si deve agire. Nella realtà si può essere felici ma è possibile solo quando si è soddisfatti, e si è soddisfatti quando si prova, si reagisce, si cerca, si agisce. Attenzione "La mappa non è il territorio." Ognuno ha una propria mappa, una propria percezione della realtà, che finisce per limitare, ma la mappa si può modificare e raggiungere i propri obiettivi.

Erich Fromm diceva che si può riassumere la felicità in tre punti: salute, lavoro e affetti.
Per quanto semplice spesso sono complicati da raggiungere nello stesso momento. Sono squilibrati e questo crea conseguenze sul nostro animo. C'è una finta felicità, l'avere, e una autentica, l'essere. La felicità risiede nell'amare, nel condividere e nel donare se stessi. Dare non è una privazione, ma la massima espressione della propria potenza e ricchezza interiore. L'uomo moderno confonde la felicità con il "guardare le vetrine" e comprare tutto ciò che può permettersi. Divertirsi è diventato sinonimo di consumare merci, oggetti, panorami e persino persone.
A differenza di altre filosofie antiche che cercavano la felicità nell'isolamento, Aristotele sostiene che l'essere umano è un "animale sociale", l'amore per il coniuge, per i figli e amici, sono al primo posto per raggiungere la felicità. Questo viene confermato nel personalismo moderno: la famiglia è il luogo in cui l'individuo impara ad amare e ad aprirsi all'altro e la felicità si realizza nell'esperienza del dono reciproco e nella solidarietà degli affetti domestici. In tempi recenti, la filosofia della quotidianità e gli studi sociofilosofici legati al benessere si concentrano sulla felicità generata dalle piccole cose condivise in contesti intimi. La casa e la famiglia diventano il rifugio sicuro contro l'alienazione del mondo esterno. La felicità viene identificata con la stabilità emotiva e il senso di appartenenza a una comunità ristretta.

Amare un animale dà felicità, è un fenomeno ampiamente studiato che unisce filosofia, psicologia e biofisiologia. Vivere con un animale trasforma la quotidianità umana abbassando i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) e stimola la produzione di ossitocina, l'ormone dell'empatia e del legame affettivo. Gli animali non rimuginano sul passato e non si angosciano per il futuro. La loro vicinanza spinge l'essere umano a focalizzarsi sul momento attuale, riducendo l'ansia.
La presenza costante di un cane, di un gatto o di un altro animale offre un senso di compagnia incondizionata. Questo legame riduce drasticamente la percezione di isolamento sociale. L'animale non giudica lo status sociale, l'aspetto o i fallimenti dell'uomo. Questa accettazione totale permette all'essere umano di abbandonare le maschere sociali e di essere autentico. Osservare la gioia pura di un animale per le piccole cose (una passeggiata, il cibo, una carezza) funge da promemoria filosofico. Insegna a ridimensionare i bisogni superflui della vita moderna.

Si può essere felici consci delle tante guerre, violenze e ingiustizie?

Alcuni presumono uno stato collettivo di pace per essere felici. Altri il distacco dalla realtà. Ci viene in soccorso per capire meglio il distacco Epicuro, lui focalizza la felicità sull'atarassia (l'assenza di turbamento). Pur riconoscendo che la guerra sia un male comune da evitare, il saggio può comunque trovare la felicità ritirandosi nella dimensione privata del "giardino", coltivando l'amicizia e i piaceri moderati. Dal punto di vista etico e sociale alcuni sostengono che la felicità individuale in tempo di guerra come una forma di cecità egoistica.
Nella sua opera sulla pace perpetua, Kant evidenzia che la vera realizzazione morale e culturale dell'umanità può avvenire solo attraverso l'abolizione della guerra. Fino ad allora, la felicità resta precaria e imperfetta. E poi ci sono le parole di Tiziano Terzani: non potremo mai essere davvero felici o in pace se gli altri esseri umani soffrono per le guerre e la fame. C'è una terza via, quella degli esistenzialisti come Albert Camus e Jean-Paul Sartre. Quando il mondo esterno crolla sotto il peso dei conflitti, la ricerca della felicità smette di essere un passatempo superficiale e si trasforma in una scelta politica e morale radicale. Di fronte all'assurdità della distruzione, scegliere di amare, creare e gioire diventa un atto di ribellione.

La volontà di ricercare aiuta a decodificare i messaggi dell'anima e oggi i mezzi per realizzare la propria Leggenda personale, come dice Coelho, sono a disposizione basta solo cercare.
Vivere probabilmente è creare il progetto della nostra vita.


La vita è un continuo esperimento. I risultati a volte si ottengono e a volte no, ma non è importante questo. L’importante è continuare a sperimentare la vita. Questa è felicità: semplicemente vivere. E John Lennon una volta disse: “ la vita è quello che accade mentre prepari un progetto”.

Storia di fantasia, alla fine la rivelazione dell’autore.
La storia di Arthur Pendelton, l’uomo che scoprì come la felicità potesse azzerare il crimine, partendo dal furto della sua stessa bicicletta. Arthur era un tranquillo professore di economia a Oakhaven, una grigia cittadina industriale schiacciata da un alto tasso di microcriminalità e da un perenne senso di diffidenza tra gli abitanti. Una sera di ottobre, la sua vecchia bicicletta svanì dal cortile di casa. Invece di chiamare la polizia, Arthur fece una scelta insolita. Appese un cartello sul cancello: "A te che hai preso la mia bici: spero ti serva per andare al lavoro o per trovare la tua strada. Se hai fame, bussa pure. C’è sempre un piatto caldo."
Due giorni dopo, la bicicletta tornò al suo posto, lucidata e riparata, accompagnata da un biglietto anonimo: "Scusa. Non avevo i soldi per il bus per andare al colloquio. Ho ottenuto il lavoro." Questo singolo episodio spinse Arthur a testare una teoria radicale: il crimine spesso non nasce dalla malvagità, ma dalla disperazione e dall'isolamento sociale. Usando i suoi risparmi, Arthur aprì un piccolo caffè comunitario chiamato "The Hub" nel quartiere più degradato dove Chiunque poteva pagare un pasto per uno sconosciuto, caffè sospeso. Assunse giovani del posto con piccoli precedenti penali. Creò sportelli gratuiti di supporto psicologico e finanziario. Nel giro di tre anni, la dinamica della città cambiò radicalmente. I dati economici e sociali registrarono una trasformazione senza precedenti: Aumento della Fiducia Sociale ➔ Crollo della Microcriminalità.
La felicità non era più un lusso astratto, ma la barriera più potente contro la criminalità.

L'autore è l'intelligenza artificiale.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Agosto 2026 16:31
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