Giovedì, 14 Maggio 2026 16:46

La storia di Antonio Boggia, "Jack lo squartatore di Milano" In evidenza

Scritto da Angela Curatolo

Serial Killer all'italiana.

Era un serial killer all'italiana di metà 1800, la sua prima vittima fu un uomo, Angelo Serafino Ribbone, derubato di 1400 svanziche, il suo cadavere venne smembrato e nascosto nello scantinato dove abitava con la moglie, anche lei sua vittima insieme alla suocera.

La macabra scoperta
Il giudice Crivelli scoprì una falsa procura che dichiarava il Boggia amministratore unico dei beni della suocera; si occupò delle indagini, dopo la denuncia del cognato di Boggia a cui si aggiunse la testimonianza dei vicini che avevano visto l'uomo armeggiare con sacchi da muratore, mattoni e sabbia in un magazzino nel centro di Milano in via Bagnera; durante la perquisizione la macabra scoperta: murato in una nicchia, il cadavere della donna. In una scrivania nell'appartamento del Boggia vennero trovate altre due procure, la prima vittima, del Ribbone che lo autorizzava a prelevare i propri averi presso un'anziana zia di Urio. Nella seconda procura, il ferramenta Pietro Meazza incaricava Antonio Boggia di vendere la sua bottega e una cantina sita in via Bagnera, luogo degli omicidi.

Nella cantina i cadaveri rinvenuti nel sotto pavimento erano tre anziché i due cercati dai carabinieri. Il terzo era di Giuseppe Marchesotti, commerciante di granaglie all'ingrosso.

Il processo
Durante il processo che seguì confessò gli omicidi e cercò fino all'ultimo di fingersi pazzo. Venne giudicato colpevole e condannato a morte per impiccagione.

Chi era?
Nato ai confini con la Svizzera, truffatore e pieno di debiti, dopo peripezie e fughe, divenne fochista a Milano grazie alla conoscenza del tedesco, a Palazzo Cusani, sede del comando militare austriaco. Quella di Boggia fu l'ultima condanna a morte di un civile eseguita a Milano fino alla seconda guerra mondiale: la pena di morte venne abolita nel 1890 dal Codice Zanardelli.

Il corpo decapitato fu sepolto nel Cimitero del Gentilino - bastione di Porta Ludovica. La testa fu messa a disposizione di Cesare Lombroso padre della criminologia e dopo vari giri, oggi è nel Museo di storia naturale a Firenze.

La mannaia è conservata nel Museo di Arte Criminologica di Olevano di Lomellina. In Via Bagnera a Milano si può vedere da fuori la cantina dove si sono svolti i fatti.

La leggenda del fanstasma
Una leggenda milanese narra che il fantasma dell'assassino vaghi ancora nei pressi di via Bagnera: si manifesterebbe tramite una ventata di aria gelida che avvolgerebbe la gente.

Ultima modifica il Giovedì, 14 Maggio 2026 16:53