Martedì, 05 Maggio 2026 14:48

Luoghi fatati e sacri in Abruzzo In evidenza

Scritto da Luciano Pellegrini

Lucus, bosco sacro agli Dei


Con mia figlia Veronica e l’amico Marco, ho scelto una escursione in “UN AMBIENTE FATATO, SACRO”. Già il nome “LUCUS, BOSCO SACRO AGLI DEI” è la premessa per quello che si vedrà. Il torrente ORTA la fa da padrona, con lo scioglimento dell’abbondante neve. È gonfio, vigoroso, rumoroso, spumeggiante con acqua cristallina.

Si segue la SR487 da Scafa PE, verso Caramanico Terme PE. Al cartello di Salle PE, si prende la SP66, percorrendola fino alla frazione di San Tommaso di Caramanico Terme PE, la LOCALITA´ DI PARTENZA (485 m) e raggiungere il sentiero A2.

Parcheggiamo la vettura, iniziamo a camminare, superiamo un capannone con gli animali e, dopo aver guadato un ruscello in piena, scendiamo tra grandi querce per arrivare alla Piana dei Luchi. Il percorso verso il casolare diroccato con la segnaletica scolorita, presenta erba alta, spine e vegetazione fitta, che coprono il tracciato.

La località Piana dei Luchi era abitata e coltivata, testimoniato dalla presenza dei muri in pietra a secco e da ampi terrazzamenti. C’era anche una fiorente pastorizia, favorita dalla presenza di acqua. Esistono ancora i ricoveri dei pastori, ricavati negli anfratti naturali delle rocce calcaree. Ne ho visitati alcuni e la mia riflessione è stata: come hanno potuto alzare i muri perpendicolari, con le rocce squadrate ed a secco? Ho visto una porta in legno socchiusa. La mia curiosità è stata di entrare per vedere cosa c’era dentro. Un locale ampio riempito di balle di fieno!

La Piana dei Luchi era anche una località di passaggio. Su un ampio torrione calcareo a terrazza, fu costruito fra l’anno 1006 e 1012 una torre di guardia, che dominava la valle del torrente Orta. La torre si trovava in un posto eccezionale, fra le pareti rocciose di Santa Lucia, dove sarebbero stati trovati resti di incisioni rupestri dell’età del bronzo. Per arrivarci c’è un piacevole passaggio in una gola stretta e ripida. Ora la torre è ridotta a rudere, con solo due pareti. La zona è puntellata da diversi torrioni calcarei monolitici, quasi esplosi dal terreno, torrioni alti più di trenta metri. La zona ha un interesse geologico primario per lo studio di questi torrioni, per l’erosione del canyon e per il terreno. Proseguendo sul sentiero, si raggiunge un casolare, probabilmente un frantoio, ancora in buono stato.

Qui c’è una indicazione… per Musellaro a sinistra!

C’era anche l’indicazione per Le Marmitte dei Giganti (Rapide di Santa Lucia), un sentiero ripido, scivoloso e nel periodo primaverile impraticabile per l’acqua alta del torrente e, per una leggera patina di muschio. Il sentiero è stato chiuso per la morte di alcuni escursionisti scivolati sulla placca. Proseguiamo sul piacevole, sicuro e panoramico sentiero, accompagnati dal rumore del torrente. Visibile con qualche difficoltà i resti del Ponte in Pietra di Luco, di origine longobarda, perché nascosto da una fitta vegetazione. Era l’unico passaggio sul fiume Orta e rappresentava una cruciale "strada sospesa" per collegare i versanti tra Caramanico e Bolognano.

Per attraversare il torrente Orta in questo tratto molto suggestivo, è stato costruito un piccolo ponte di servizio, Ponte Luco (300 m). Era utilizzato in passato perché c’era una centrale idroelettrica ancora intatta, con paratie, motore e trasformatore. Oggi questo ponte è utilizzato dagli escursionisti. Il sentiero diventa carrareccia, attraversa un terreno coltivato con gli alberi di olivo e, in poco tempo raggiungiamo la borgata di Sant’ Antonio, (398 m) con una cappella e quindi Musellaro (390 m). È un borgo fortificato del comune di Bolognano PE con 189 abitanti, immerso in un suggestivo scenario naturale, alla destra del fiume Orta, con la Maiella sullo sfondo orientale ed il Morrone su quello occidentale. Il significato originario, è “Mons Sillulus”, (monte selvoso), che probabilmente è la vera origine etimologica di Muselllaro. Una veloce sosta per mangiare un panino e torniamo indietro. Qualche difficoltà per superare il tratto in discesa scavato nella roccia, scivoloso e con profondi solchi causati dalla pioggia.

C’è un corrimano… si fa per dire, talmente malmesso, instabile, pericolante, fatiscente, che non offre alcun sostegno concreto a chi cerca di appoggiarsi. L’ho voluto sperimentare, ma si è staccato dal terreno. Conseguente mia caduta, ma in sicurezza. Arrivati in vettura, era d’obbligo visitare la chiesa di San Tommaso Apostolo (525 m) in stile romanico, costruita nei primi anni del XIII secolo. All'inizio fu dedicata a San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, assassinato nella sua cattedrale nel 1170.

La Chiesa sarebbe sorta sul luogo dove precedentemente esisteva un antico tempio pagano, dedicato ad Ercole. Nella navata destra della chiesa, c’è una piccola colonna chiamata “colonna santa”, perché è stata portata in loco da un angelo ed i fedeli ancora oggi, ne lodano le sue proprietà taumaturgiche e curative, (Litoterapia). La testimonianza è l'assottigliamento della parte inferiore, dovuta allo strofinamento dei fedeli e all'asportazione di alcuni frammenti. Per evitare ulteriore consumo, questa colonna è stata protetta da pannelli di vetro. La copertura della chiesa a capriate, è stata realizzata in legno. Nel 1902, la chiesa è stata dichiarata monumento nazionale. Di particolare interesse è la cripta, (vano ricavato al di sotto del pavimento della chiesa), dove è presente un pozzo d'acqua sorgiva, necessario allo svolgimento degli antichi rituali rivolti al dio e che testimonia la presenza di un tempio pagano. Abbiamo percorso 8 chilometri, difficoltà E, dislivello 350 metri, in un tempo di 3 h 30 minuti.
Concludendo, sono emozionato ed entusiasta per questa esperienza coinvolgente, per quello che ho visto ed ho appreso : storia, cultura, tradizione, leggende, natura.