Si dice di Charlie Chaplin che fosse un perfezionista, le cronache lo descrivono addirittura come un vero e proprio "dittatore" creativo. Sul set, era un uomo che poteva portare i suoi collaboratori all'esaurimento nervoso. Così riferiscono le cronache. Durante le riprese di Luci della città (1931), fece ripetere all'attrice Virginia Cherrill la scena in cui lei diceva semplicemente "Fiori, signore?" per ben 342 volte. Nonostante fosse un film muto, Chaplin voleva che il movimento delle labbra e l'emozione fossero matematicamente perfetti. Alla fine, la licenziò per poi riassumerla perché non riusciva a trovare una sostituta all'altezza.
Nel 1967, sul set de La contessa di Hong Kong, con Sofia Loren e Marlon Brando, che era abituato a studiare la psicologia del personaggio e chiese a Chaplin quale fosse la "motivazione" dietro un certo movimento. Chaplin rispose seccamente: "Dimentica la motivazione, fallo come ti dico io e basta. Questa è la tua motivazione". Chaplin aveva l'abitudine di mostrare a ogni singolo attore come doveva muoversi, respirare o sbattere le palpebre. Non voleva interpretazioni altrui; voleva che gli altri attori fossero estensioni del suo corpo.




